È stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ilregolamento di esecuzione (UE) 2018/775 della Commissione sulle modalità di applicazione dell'articolo 26, paragrafo 3, delregolamento (UE) 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, per quanto riguarda le norme sull'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza dell'ingrediente primario di un alimento.Il regolamento «non si applica - recita l'articolo 1 - alle indicazioni geografiche protette a norma dei regolamenti (UE) 1151/2012, (UE) 1308/2013, (CE) 110/2008 o (UE) 251/2014 o protette in virtù di accordi internazionali, né ai marchi d'impresa, registrati, laddove questi ultimi costituiscano un'indicazione dell'origine, in attesa dell'adozione di norme specifiche riguardanti l'applicazione dell'articolo 26, paragrafo 3, a tali indicazioni».

Come specificato nell'articolo 2, «l'indicazione del Paese d'origine o del luogo di provenienza di un ingrediente primario, che non è lo stesso Paese d'origine o luogo di provenienza indicato per l'alimento, viene fornita:
a) con riferimento a una delle seguenti zone geografiche:
i) «UE», «non UE» o «UE e non UE»; o
ii) una Regione o qualsiasi altra zona geografica all'interno di diversi Stati membri o di Paesi terzi, se definita tale in forza del diritto internazionale pubblico o ben chiara per il consumatore medio normalmente informato; o
iii) la zona di pesca Fao, o il mare o il corpo idrico di acqua dolce se definiti tali in forza del diritto internazionale o ben chiari per il consumatore medio normalmente informato; o
iv) uno o più Stati membri o paesi terzi; o
v) una Regione o qualsiasi altra zona geografica all'interno di uno Stato membro o di un Paese terzo, ben chiara per il consumatore medio normalmente informato; o
vi) il Paese d'origine o il luogo di provenienza, conformemente alle specifiche disposizioni dell'Unione applicabili agli ingredienti primari in quanto tali;
b) oppure attraverso una dicitura del seguente tenore: "(nome dell'ingrediente primario) non proviene/non provengono da (Paese d'origine o luogo di provenienza dell'alimento)" o una formulazione che possa avere lo stesso significato per il consumatore».Il regolamento si applicherà dal 1° aprile 2020.

 Fonte: redazione 'Alimenti&Bevande'

La normativa europea comprende una serie di atti legislativi a garanzia della salubrità e sicurezza di alimenti e mangimi. In particolare, i regolamenti (CE)2073/2005 e 882/2004 - quest'ultimo abrogato dal regolamento (UE) 2017/625 - sono norme che stabiliscono i criteri microbiologici che devono essere applicati ai prodotti alimentari e le regole specifiche per l'organizzazione dei controlli ufficiali in materia di mangimi, alimenti e prodotti di origine animale destinati al consumo umano. 
Nel 2016 sono state introdotte in ambito nazionale, ad integrazione delle norme comunitarie, le "Linee guida per il controllo ufficiale ai sensi dei regolamenti (CE) 882/2004 e 854/2004". 
Uno degli aspetti presi in esame dal documento è l'attività relativa al controllo ufficiale degli alimenti. L'obiettivo è stato armonizzare gli ambiti della suddetta attività, in termini di matrici da esaminare, pericoli microbiologici e chimici da considerare e criteri interpretativi, al fine di fornire delle linee di indirizzo comuni a livello nazionale per la definizione e applicazione dei "Piani Alimenti" che vengono implementati a livello regionale. 
Sono stati inoltre previsti nuovi parametri microbiologici da soddisfare, oltre a quelli già stabiliti dal regolamento (CE) 2073/2005. Anche per le carni e i prodotti a base di carne.
Nell'ambito della sicurezza microbiologica, tuttavia, non è sempre sufficiente attuare strategie classiche, quali le analisi del prodotto finito o i principi dell'Haccp. Per far fronte alle richieste di un mercato sempre più globalizzato ed esigente, quindi, è spesso necessaria l'applicazione di strategie proattive per rispondere rapidamente alle minacce che possono mettere a repentaglio la sicurezza dei consumatori, mirando a prevenire piuttosto che a correggere.
I challenge test (prove di laboratorio che prevedono la contaminazione artificiale di un alimento) sono certamente la via più affidabile per definire le cinetiche di un determinato microrganismo in uno specifico prodotto a rischio di proliferazione microbica, come può essere un prodotto a base di carne pronto per il consumo. Ma la normativa vigente offre un'altra, interessante e più economica possibilità: impiegare modelli matematici predittivi stabiliti per un determinato prodotto alimentare, utilizzando fattori critici di sviluppo o di sopravvivenza per i microrganismi presenti nel prodotto stesso.

 

 

Autori: Ingrid Riz, Elena Ramon, Lisa Barco, Luigi Iannetti e Francesco Pomilio
Fonte: rivista 'Alimenti&Bevande' n. 4/2018
Data: 21/05/2018

Una legge per installare la videosorveglianza nei macelli italiani: più tutele per animali, lavoratori, veterinari e consumatori.
E' la richiesta contenuta nel documento di posizionamento, uscito dalla prima conferenza nazionale sui sistemi CCVT nei macelli nazionali. La conferenza si è svolta a Roma il 18 aprile scorso alla presenza di numerosi stakeholder, fra protezionisti, ambientalisti, consumatori e veterinari 

Per CIWF, Legambiente e Animal Law - firmatari del documento- "l’installazione di telecamere dovrebbe essere obbligatoria ex lege, basata su un’approfondita valutazione della situazione preesistente in ciascun macello italiano, essere posta in stretta correlazione alla numerosità del personale impiegato, al numero massimo di animali per unità di tempo e all’adeguata formazione/aggiornamento del personale medesimo".

La videosorveglianza - secondo i proponenti- deve essere presente in tutti i macelli in cui è presente il responsabile della tutela del benessere animale. Il documento affronta numerosi aspetti, compresi i nodi da sciogliere rispetto alle leggi della privacy e della sicurezza sul lavoro.

Dove posizionare le telecamere ? Ogni struttura, avvalendosi del responsabile del benessere animale e con l’ausilio tecnico degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali competenti per territorio, dovrà preventivamente identificare i punti e le procedure critiche basandosi sul Welfare Quality Assessment che sarà stato preventivamente effettuato da personale specificamente formato. 
La valutazione andrà effettuata per i seguenti luoghi: 1. Luogo di sosta e di arrivo dei mezzi di trasporto.2. Luogo di carico e scarico degli animali dal mezzo di trasporto.3. Stalla di sosta ove prevista.4. Il corridoio.5. Il luogo ove si procede allo stordimento e all’abbattimento degli animali.
La valutazione includerà necessariamente anche il corretto posizionamento delle telecamere. I punti o le fasi che dovranno essere necessariamente sorvegliati sono i seguenti:
• Il luogo di arrivo e sosta dei mezzi di trasporto o delle gabbie/contenitori (per i volatili).
• L’arrivo degli animali sulla rampa, al momento dello scarico (se del caso).
• Le stalle di sosta, ove previste.
• Il corridoio (se del caso).
• Il momento dello stordimento.
• Il momento del dissanguamento e il momento immediatamente successivo per vigilare che non vi sia la necessità di uno stordimento ulteriore prima che l’animale sia macellato.
Il ripreso, che dovrà avere immagini nitide, dovrà essere conservato per sei mesi.

Come effettuare i controlli? CIWF, Legambiente e Animal Law propongono che le verifiche siano in grado di rilevare almeno un comportamento scorretto se i maltrattamenti e le violazioni delle disposizioni legislative siano presenti complessivamente nel 5% dei casi e con un livello di attendibilità pari al 95%
Chi effettuerà i controlli e con che frequenza? Secondo CIWF, Legambiente e Animal Law i controlli dovranno essere effettuati: settimanalmente dal veterinario e dal responsabile della tutela e del benessere animale (si stima un impegno mensile a carico del responsabile pari all’incirca a 3 ore); almeno 2 volte l’anno da un team di veterinari formati ad hoc e dipendenti dai Servizi veterinari regionali.

Concludendo, le finalità principali della videosorveglianza vengono così riassunte:
• Limitare, tramite il suo effetto deterrente, le eventuali violazioni della normativa che tutela gli animali e quindi i maltrattamenti nei confronti degli stessi da parte del personale operante nel macello (ivi compresi i soggetti che procedono alla macellazione rituale).
• Documentare gli eventuali abusi nei confronti degli animali da parte del personale operante nel acello.
• Coadiuvare la formazione del personale, fornendo esempi di buone pratiche ad hoc per ciascun macello.
• Prevenire gli incidenti e preservare la sicurezza del personale
• Proteggere gli impiegati e il responsabile della tutela del benessere animale da intimidazioni e false accuse.
• Contrastare le cattive modalità di stordimento e abbattimento.
• Migliorare le condizioni generali del benessere animale.

Il contesto europeo- Il dibattito sulle telecamere a circuito chiuso nei macelli sta coinvolgendo vari Paesi Europei, in particolare la Francia e il Regno Unito. A fine marzo è stata approvata una mozione dalla Camera dei Lords, finalizzata all'introduzione di un regolamento. La FVE  discuterà la posizione dei veterinari europei alla General Assembly, che si terrà ai primi di giugno in Norveglia.

Fonte: http://www.anmvioggi.it 

 

Misurare, predire ed estendere la “durabilità” di un prodotto alimentare.

La determinazione temporale della shelf life di un prodotto alimentare è responsabilità del produttore. La sua definizione deve però tener presente che, oltre ad assicurare criteri di qualità, l'alimento dovrà garantire anche il mantenimento della sua sicurezza nelle normali condizioni di consumo previste. 
Le evidenze scientifiche che il produttore dovrà mettere in campo dovranno inoltre soddisfare l'autorità competente in sede di ispezione ufficiale.
Nel corso della ricerca legata alla determinazione della shelf life sono stati così sviluppati modelli matematici che hanno trovato un certo utilizzo grazie alla possibilità di prevederne la durata al modificarsi delle condizioni ambientali.
Un aspetto poco conosciuto e ancora troppo trascurato dai ricercatori, nonostante la sua rilevanza sotto il profilo economico, è invece il tema della shelf life secondaria. Vale a dire il periodo di tempo dopo l'apertura della confezione durante il quale l'ingrediente, il semilavorato o il prodotto finito mantiene un livello di qualità accettabile per il suo utilizzo e/o consumo.
Una gestione oculata di questo aspetto potrebbe invece arrecare importanti vantaggi. Dal punto di vista sia del consumatore, nella riduzione, a livello domestico, degli sprechi alimentari, sia delle aziende, nella gestione di materie prime, semilavorati e prodotti finiti.

Fonte: rivista 'Alimenti&Bevande' n. 3/2018

Un nuovo report dell’Ufficio europeo dell’Oms fa il punto sui risultati raggiunti dopo l’adozione, nel 2015, dello European Food and Nutrition Action Plan. Lo scopo del documento è di favorire una migliore alimentazione così da ridurre il peso delle malattie croniche prevenibili, dell’obesità e di tutte le altre forme di malnutrizione. Per farlo l’action plan si focalizza su cinque obiettivi specifici: creare ambienti in grado di promuovere il consumo di alimenti e bevande salutari; promuovere l’adozione di una dieta salutare durante tutto il corso della vita; rinforzare il sistema immunitario per promuovere una dieta salutare; supportare le attività di sorveglianza, monitoraggio, valutazione e ricerca; rafforzare la governance, le alleanze e i network per favorire l’approccio “salute in tutte le politiche” (health in all policies). I risultati, presentati nel nuovo “Better food and nutrition in Europe: a progress report monitoring policy implementation in the WHO European Region”, sono il risultato delle risposte che ciascun Paese ha dato al WHO Global nutrition policy review questionnaire. Questo nuovo report mostra le aree in cui sono stati compiuti i maggiori progressi (alimentazione scolastica, riformulazione alimentare, politiche fiscali e attività di sorveglianza dell’obesità infantile), quelle che richiedono maggiori attenzioni (come l’etichettatura alimentare, e il controllo delle attività di marketing).

 

Per maggiori informazioni:

http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0005/355973/ENP_eng.pdf?ua=1

 

Fonte: Alimenti e Salute