Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto attuativo che reintroduce l'obbligo di indicare lo stabilimento di produzione o confezionamento in etichetta. Tale obbligo era già sancito dalla legge italiana, ma è stato abrogato in seguito al riordino della normativa europea in materia di etichettatura alimentare. L'Italia ha stabilito la sua reintroduzione al fine di garantire, oltre che una corretta e completa informazione al consumatore, una migliore e immediata rintracciabilità degli alimenti da parte degli organi di controllo e, di conseguenza, una più efficace tutela della salute.

 

Fonte:

 

 

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11082

Negli ultimi anni in Italia si è registrato un calo di produzione di vongole e ostriche. Le morie anomale di vongole nella laguna di Venezia e di ostriche nella provincia di Rovigo si devono certamente alla presenza di patogeni; ma altri fattori hanno notevolmente contribuito, come condizioni ambientali e sfruttamento intensivo degli animali.

 

I parassiti del genere Perkinsus possono causare nei molluschi conseguenze lievi nei soggetti giovani, gravi nei soggetti adulti. La specie olseni, la più diffusa in Italia, produce un’infiammazione dei tessuti del mollusco che ne compromette la crescita e la riproduzione. Una ricerca dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha indagato l’influenza di agenti patogeni nella mortalità di vongole e ostriche in relazione a diversi ambienti e a diverse tecniche di allevamento e raccolta, analizzando i dati ricavati da campionamenti disposti per la ricerca e integrandoli con i risultati di altri studi e monitoraggi.

 

Fonte:

 

http://www.izsvenezie.it/morie-vongole-ostriche-rapporto-patogeni-ambiente-tecniche-allevamento/

È stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 27 del 7 febbraio 2017 (GU n.64 del 17 Marzo 2017) relativo alla “Disciplina sanzionatoria per la violazione di disposizioni di cui al regolamento (CE) n. 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari” che sarà in vigore dal 1° aprile 2017. Tale Decreto introduce specifiche sanzioni per gli obblighi stabiliti dal cosiddetto “Regolamento claims” (regolamento (CE) 1924/2006) lasciando comunque invariate le disposizioni generali previste dal Codice del Consumo e dalla disciplina sulla pubblicità ingannevole. Le sanzioni previste vanno da un minimo di 2.000 euro fino a valori di 40.000 euro, con aggiornamento ogni due anni dell’entità dell’importo adeguato all’indice nazionale dei prezzi al consumo. È compito e responsabilità di ogni soggetto, coinvolto a vario titolo nella attività di produzione e di immissione e distribuzione dell’alimento sul mercato, di vigilare sugli obblighi previsti in materia di etichettatura nutrizionale e di salute e di tutto il materiale pubblicitario del prodotto alimentare.

 

 

 

Fonte:

http://www.cibariaweb.it/2017/03/29/pubblicata-la-disciplina-sanzionatoria-per-le-violazioni-al-regolamento-claims/

Che il tema dell’inquinamento da microplastiche non sia così lontano dai nostri piatti, come alcuni consumatori pensano, lo dimostrano sempre più evidenze. L’ultima, allarmante, quella di un rapporto preparato per l’Organizzazione marittima internazionale, l’agenzia delle Nazioni Unite responsabile per la prevenzione dell’inquinamento marino, che ha trovato questi piccoli frammenti di plastica nei pesci comunemente venduti dai supermercati.

Queste fibre molto piccole, si staccano dai tessuti sintetici del nostro abbigliamento, dai pneumatici ma anche da moltissimi cosmetici. Difficile evitare che finiscano nella nostra alimentazione e difatti così è stato confermato dalla ricerca. ”Questi materiali entrano negli organismi marini, non solo le loro viscere, ma anche i loro tessuti”, spiega Peter Wells, un ricercatore senior con l’Oceano Istituto Internazionale presso Dalhousie University che ha aggiunto come evidentemente non basti eviscerare il pesce per non portarli nel piatto.

Fonte: 

https://testmagazine.it/2017/02/03/microplastiche-trovate-anche-nei-filetti-di-pesce-al-supermercato/18494/

http://www.onuitalia.com/2016/09/12/microplastiche-mare-una-bomba-orologeria-il-nuovo-rapporto-di-greenpeace/

 

 

 

 

Un nuovo test sul latte in polvere per neonati mette in guardia i consumatori sulla presenza di olio di palma e di contaminanti cancerogeni. Dopo le analisi di laboratorio realizzate da Altroconsumo e della trasmissione svizzera À Bon Entendeur, adesso è la volta di Ktipp – rivista svizzera di informazione ai consumatori – che ha portato in laboratorio dieci confezioni di latte  firmate da   marchi come Nestlé e Bimbosan ottenendo risultati poco rassicuranti. Tutti i campioni analizzati superano la dose giornaliera di 3-Mcpd – un probabile cancerogeno – considerato tollerabile da Efsa (in quantità pari a 0,8 µg/kg/giorno di peso corporeo).

 

Fonte:

http://www.ilfattoalimentare.it/latte-in-polvere-contaminanti-ktipp.html

https://testmagazine.it/2017/02/03/olio-di-palma-loms-il-3-mcpd-e-cancerogeno-ma-fissa-una-dose-giornaliera-alta/18496/