Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che introduce in etichetta l'indicazione obbligatoria dell'origine per i prodotti lattiero caseari in Italia.
L'obbligo scatterà dal 19 aprile 2017 su tutte le confezioni e si applicherà al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale.
Questo nuovo sistema rappresenta una vera e propria sperimentazione in Italia e consente di indicare con chiarezza ai consumatori la provenienza delle materie prime di molti prodotti come il latte UHT, il burro, lo yogurt, la mozzarella, i formaggi e i latticini. 

 

Fonte:

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/10832

 

OpenFoodTox è la nuova banca dati dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che dà accesso immediato alle informazioni contenute in oltre 1.650 documenti scientifici dell’Efsa sulla tossicità delle sostanze chimiche presenti nella catena degli alimenti e dei mangimi. Un editoriale pubblicato sull’Efsa Journaldescrive come usare la banca dati, che dà informazioni su oltre 4.000 sostanze chimiche, sulla legislazione Ue di riferimento, sull’atto scientifico Efsa che ne individua gli effetti critici e sui livelli di sicurezza stabiliti dai gruppi di esperti scientifici dell’Autorità, come ad esempio la dose giornaliera tollerabile o quella ammissibile.

Fonte:

http://www.ilfattoalimentare.it/sostanze-chimiche-openfoodtox-efsa.html

 

l recente pronunciamento di inammissibilità di un ricorso della Corte di Cassazione con conseguente conferma della condanna di un ristoratore per la detenzione di astici e aragoste in un frigorifero con le chele legate, riporta all’attenzione del pubblico e degli esperti i problemi legati alla commercializzazione di prodotti ittici vivi. È uso comune, nelle città costiere, l’acquisto diretto di diverse specie di pesci ancora in vita presso i mercati di primo sbarco. Le indicazioni specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale previste dal Regolamento CE n. 853/2004 prevedono che durante lo stoccaggio e il trasporto, i prodotti della pesca mantenuti vivi “devono essere mantenuti a una temperatura e in condizioni che non pregiudichino la sicurezza alimentare o la loro vitalità” (All. III, sezione VIII, cap. VII, punto 3, del Regolamento CE n. 853/2004), mentre i prodotti della pesca freschi devono essere mantenuti a una “temperatura vicina a quella del ghiaccio in fusione” (cap. VII e VIII, punto 1, del Regolamento CE n. 853/2004).

 

Fonte:

http://www.cibariaweb.it/2017/01/23/commercializzazione-di-crostacei-e-benessere-animale/

 

 

Sulla GUUE L 12 del 17 gennaio 2017 è stata pubblicata la Raccomandazione 16 gennaio 2017, n. 84 “sul monitoraggio degli idrocarburi di oli minerali nei prodotti alimentari e nei materiali e negli oggetti destinati a venire a contatto con prodotti alimentari”.Tale norma attiva con il coinvolgimento degli operatori del settore alimentare e degli addetti alla produzione, alla lavorazione e alla distribuzione di materiali a contatto con gli alimenti, nonché di altre parti interessate, gli Stati membri a svolgere un'attività di monitoraggio della presenza di MOH (Mineral oil hydrocarbons) negli alimenti nel periodo 2017-2018. Tale attività di monitoraggio deve riguardare: grassi animali, pane e panini, prodotti da forno fini, cereali da colazione, prodotti di confetteria (compreso il cioccolato) e cacao, pesce, prodotti a base di pesce (pesce inscatolato), cereali destinati al consumo umano, gelati e dolci, semi oleosi, pasta, prodotti derivati dai cereali, legumi secchi, insaccati, frutta a guscio, oli vegetali, nonché i materiali a contatto con gli alimenti utilizzati per questi prodotti.

 

Fonte:

http://sostanzealimentari.arsedizioni.it/Feeds/Document/dff1c74e-b7dc-e611-9433-00155d4dae05

F L’acrilammide è una sostanza presente negli alimenti. Il suo consumo va tenuto sotto controllo perché è in grado di  aumentare il rischio di sviluppare mutazioni genetiche e tumori. L’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha stilato un rapporto in cui valuta i livelli di acrilammide e di altre sostanze nocive nel cibo (2015-2016). La quantità di acrilammide presente in ogni alimento è stata stimata da quando si è scoperto che si tratta di una sostanza cancerogena. A rischio soprattutto per i bambini, troviamo le patatine fritte con il 51%, seguite da pane morbido, cereali per la colazione e biscotti (25%). I prodotti a base di patate rappresentano fino al 49% dell’esposizione media per gli adulti, seguiti dal caffè (34%).Esistono alcuni accorgimenti per la preparazione degli alimenti che permettono di ridurre la quantità di acrilammide. L’Efsa consiglia di non conservare le patate crude in frigorifero e di lasciarle in ammollo nell’acqua per almeno 30 minuti prima della cottura. Anche i tempi dovrebbero essere ridotti al minimo, evitando la doratura eccessiva nelle fritture preferendo il cibo bollito o cucinato con il microonde.

 

Fonte:

http://www.ilfattoalimentare.it/acrilammide-tumore-efsa.html 

http://www.ilfattoalimentare.it/wp-content/uploads/2017/01/DEF-Brochure-Acrilammide-A5-WEB1.pdf